La Lenticchia

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Lenticchia

La Lenticchia

La lenticchia di Castelluccio, chiamata dagli abitanti del luogo “ lènta”, è molto conosciuta ed apprezzata. E’ diversa da tutte le altre varietà per il suo gusto unico, per le dimensioni molto piccole, per il colore che varia da un chicco all’altro, per la resistenza ai parassiti e per l’alto contenuto di ferro. Inoltre è ricca di proteine, di fibre e di sali minerali. E non è neppure necessario metterla a bagno prima della cottura, perché cuoce in meno di mezz’ora.

Si semina in primavera appena si sciolgono le nevi, con la luna ‘buona’ di marzo o aprile. Attualmente per tutto il processo di produzione si utilizzano mezzi meccanici moderni, trattori e seminatrici molto sofisticate, per dosare correttamente la giusta quantità di seme. In passato però queste operazioni venivano effettuate con l’utilizzo di buoi e cavalli. Il lavoro iniziava all’alba. Si aggiogavano le coppie di buoi, le ‘vette,’ o di cavalli e si procedeva all’aratura, alla ripartizione delle aree in strisce di otto passi di larghezza, dette ‘prese’, e successivamente alla semina che veniva effettuata a mano.

Il contadino si caricava su una spalla un lungo sacco di canapa con circa venti chili di lenticchia e camminando a passi cadenzati spargeva con un largo movimento del braccio il seme. Poi si procedeva alla ‘frascatura’: il seme veniva interrato passando sopra al seminato la ‘frasca’, una sorta di grossa scopa piatta attaccata ad un bue o ad un cavallo, fatta con rami di faggio raccolti prima dell’autunno precedente quando le piante hanno ancora il fogliame. Non c’era bisogno, e non ce n’è neanche ora, di alcuna cura fino al raccolto. La resa è da sempre più o meno abbondante a seconda della condizioni meteorologiche, infatti una eccessiva siccità o una eccessiva pioggia ne diminuiscono la produzione. Dopo un mese e mezzo dalla semina si ha la fioritura dei campi della lenticchia, che si rivestono del giallo delle ‘rapacciole’, dell’ azzurro dei fiordalisi, del rosso dei papaveri e del bianco e giallo delle margherite. La presenza nei seminati di una varietà così grande di specie vegetali testimonia l’assenza di diserbanti, di pesticidi, concimi chimici e fertilizzanti e quindi la genuinità del prodotto.

Tra la fine di luglio e la prima metà di agosto, quando il legume è maturo, si procedeva alla carpitura. Poiché la pianta è molto bassa (non supera infatti i 30 cm di altezza) e il terreno dove cresce è spesso sassoso, nel passato si carpiva a mano, un’operazione faticosa e molto lunga.